Dove mi sta portando la mia anima? E' possibile conoscere il punto esatto dove finirà il volo di una foglia d'autunno che cade?
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lunedì 24 novembre 2014
LA SIESTA
OPHELIA
| OPHELIA by John Everett Millais (Southampton, 8 giugno 1829 – Londra, 13 agosto 1896) |
Un tema ricorrente nelle opere giovanili di John Everett Millais è l'attenzione naturalistica, che in dipinti come Ofelia (presentato alla Royal Academy nel 1852 - Ofelia è un personaggio di Shakespeare) raggiunge un livello di dettaglio eccezionale, un livello che Millais raggiunge trasferendosi per alcuni mesi in campagna, potendo così studiare con maggiore precisione e dedizione la vegetazione del Tamigi. La cornice floreale che circonda la bellissima Ofelia (posò per Millais la modella Elizabeth Siddal, una delle modelle preferite dei preraffaelliti) è restituita con un naturalismo quasi scientifico, scientificità che comunque lascia spazio al simbolismo: il salice, l'ortica e le margherite, associati all'innocenza, discendono direttamente da Shakespeare; il papavero, simbolo della morte, e le olmarie appassite, allusive alla vanità della vita, sono un'aggiunta del pittore.
La morte di Ofelia è descritta da Gertrude, regina di Danimarca e madre di Amleto:
Si spezzò l'invidioso ramo ed ella cadde con tutti i suoi serti di fiori nel ruscello che piange. Aprendosi, le gonne la sostennero sull'acqua: ed ella, come una sirena, cantava spunti di arie antiche, inconsapevole della sua sorte, o come creatura immersa nel suo naturale elemento. Ma non fu lungo indugio, ché le sue vesti fatte pesanti dall'acqua assorbita, trassero la poverina dal suo melodioso canto al fango della morte
Il quadro di Millais rappresenta proprio il passaggio di Ofelia dal canto al fango, dalla vita alla morte.
GIUGNO FIAMMEGGIANTE
Flaming June, by Fredrick Lord Leighton (1830-1896) |
lunedì 6 agosto 2012
sabato 26 maggio 2012
LA PRIMAVERA
LA PRIMAVERA, SANDRO BOTTICELLI
La Primavera è un dipinto tempera su tavola di Sandro Botticelli, conservato
nella Galleria degli Uffizi a Firenze. Eseguita tra il 1477 ed il 1478 a Firenze, di
dimensioni 203 x 314 cm, la Primavera di Botticelli (Allegoria della Primavera)
è una delle massime rappresentazioni, in pittura, del Rinascimento italiano,
dove viene celebrato il trionfo
della Natura
e della Bellezza,
in un'atmosfera incantevole tra alberi di arancio e fiori variopinti, tra Dei e
Ninfe.
Nell'opera, per certi aspetti ancora oscura in diversi aspetti,
viene combinata la mitologia e l'iconografia classica con la ricerca di nuove
forme, la realtà e la fantasia si scontrano per dare vita ad nuovo modo di
concepire l'arte. Ad esempio nel dipinto sono state riconosciute dai botanici
190 specie di diversi di fiori, alcuni di fantasia ed altri, per la maggior
parte reali: ranuncoli, fiordalisi, papaveri, violi, crisantemi, ecc.
La Primavera è dipinta con stesure ad olio su un fondo di tempera, la parte inferiore corrispondente al prato agli alberi è stesa su di una campitura nera destinata a dare profondità al verde trasferente che vi è steso ad olio. Le figure del cielo sono invece dipinte al di spora di un fondo di biacca che ne evidenzia la luminosità.
La composizione figurativa, disposta a gruppi, presenta nove soggetti, in particolare, notiamo la raffigurazione di nove personaggi femminili. Sono presenti, inoltre, due figure maschili ed un bambino. Il primo soggetto a sinistra dello spettatore è una figura maschile vestito con una sola mantella rossa ed un pugnale, nell'atto di cogliere un frutto. Il primo gruppo è rappresentato da re figure femminili mentre danzano. Nella parte centrale del dipinto è presente una donna con una veste rossa e blu, sopra di essa un angelo ondeggia mentre è nell'atto di scagliare una freccia dal suo arco. A destra sono presenti altre due figure femminili: la prima è una donna con una veste decorata, la seconda è riporta semplicemente una veste con un velo, sembra nell'atto di fuggire dalla figura maschile posta alle sue spalle.
Il dipinto della Primavera di Botticelli è caratterizzato da diverse tonalità di colore chiaro che si pongono in contrasto con lo sfondo in un gioco di luci ed ombre che risalta i chiaroscuri. Anche se possiamo distinguere i tre diversi gruppi raffigurati nel dipinto, questi tuttavia si dispongono in diversi piani dando profondità ed una lieve prospettiva alla raffigurazione. La linea di disposizione delle figure procede quindi a forma di “S” orizzontale: la prima figura è disposta lievemente più indietro rispetto alle tre damigelle danzanti, mentre la figura centrale acquisisce il ruolo di elemento di simmetria rispetto a tutte le altre. La scelta dell'artista è proprio quella di porre in primo piano quest'ultima facendo uso di un'accennata prospettiva. Le ultime due figure sulla destra sono disposte in modo obliquo ed orientante verso le spettatore.
Pur avendo analizzato le disposizioni e le proporzioni delle figure del dipinto da sinistra verso destra, questo va letto correttamente da destra verso sinistra.
Il primo personaggio presente de la Primavera è Zefiro, il vento primaverile, mentre rincorre la sua amata, la ninfa Clori, divinità dei fiori e della Primavera. Al centro è presente Venere, la dea della bellezza, posta dinanzi ad un cespo di mirto, mentre allunga il braccio verso le tre Grazie poste alla sua sinistra. Botticelli sceglie di non dipingere la Dea nella sua classica veste tipica del primo Rinascimento, l'abito sembra solo parzialmente di foggia medievale. Cupido, la divinità dell'amore, aleggia sopra di lei, nell'atto di scoccare la potente freccia, capace di far innamorare gli uomini e gli dei. Le tre Grazie, Aglaia (lo splendore), Eufrosine (la gioia), Talia (la prosperità), nate da Zeus e Eurinome, ballano una Carola. A sinistra di quest'ultime è presente Mercurio, dio dell'eloquenza, del commercio e dei ladri, nell'atto di allontanare le nubi con il Caduceo, bastone di araldo, sormontato da ali, con due nastri bianchi attaccati. Il paesaggio sullo sfondo è costituito da un bosco di aranci. (Il giardino delle Esperidi).
Riassumendo: Zefiro (o Boreo), vento di primavera che piega gli alberi, rapisce per amore la ninfa Clori, fecondandola; da questo atto ella rinasce trasformata in Flora, la personificazione della stessa primavera rappresentata come una donna dallo splendido abito fiorito che sparge a terra le infiorescenze che tiene in grembo. A questa trasformazione allude anche il filo di fiori che già inizia a uscire dalla bocca di Cloris durante il suo rapimento. Al centro campeggia Venere, inquadrata da una cornice simmetrica di arbusti, che sorveglia e dirige gli eventi, quale simbolo neoplatonico dell'amore più elevato. Sopra di lei vola il figlio Cupido, mentre a sinistra si trovano le sue tre tradizionali compagne vestite di veli leggerissimi, le Grazie, occupate in un'armoniosa danza in cui muovono ritmicamente le braccia e intrecciano le dita. Chiude il gruppo a sinistra un disinteressato Mercurio, coi tipici calzari alati, che col caduceo scaccia le nubi per preservare un'eterna primavera.
martedì 1 maggio 2012
UN FIORE FRA I CAPELLI
Vanitas di John William Waterhouse
Rododendri fra i capelli
Nel dipinto Vanitas di John William Waterhouse, pittore vicino ai preraffaelliti, una graziosa ragazza osserva in uno specchio l'effetto di un fiore di rododentro tra i suoi capelli. E' un gesto garbato in cui si legge una vanità innocente, suggerita dal titolo dell'opera. Appare delicata la scelta di non staccare il fiore, ma di accostarlo semplicemente dietro l'orecchio lasciando la pianta intatta. Con quella macchia di rosso al centro, è una corolla perfetta per la donna ritratta, che indossa un vestito nei toni del viola. I rododendri non sono una specie comune quanto le rose, le margherite o i tulipani, eppure in Inghilterra la varietà viola, da tempo si trova facilmente nei boschi. E' dunque una pianta Xenofita, ovvero non indigena, ormai parte integrante della flora inglese e dunque del paesaggio di certe regioni. Ne consegue che la scelta del fiore per questo dipinto non costituisce il riferimento a una ricercatezza esclusiva o a un fascino mondano. Si tratta dunque davvero di una vanità ingenua e innocente. Se però interpretiamo letteralmente il concetto di "vanitas" come il "vuoto" che rimane in un mondo nel quale tutto è passeggero, allora il titolo dell'opera trova la sua legittimazione: questi fiori appassiscono dopo un paio di giorni, e la giovane resta pur sempre un essere destinato a perire. La bella donna nel fiore degli anni, in mezzo al rigoglio dei rododendri, ci ricorda la natura effimera della vita, la tristezza per cui nulla resta e per cui il fiore è da cogliere appena sboccia. Forse la Vanitas di Waterhouse si avvicina piuttosto a un carpe diem.
(Tratto da DONNE CHE AMANO I FIORI di Andreas Honegger)
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