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La vita è breve.
Rompi le regole, perdona velocemente,
bacia lentamente,
ama profondamente, ridi incontrollabilmente e non rimpiangere mai
qualcosa che ti ha
fatto sorridere.
Tra vent’anni sarete più delusi per le cose
che non avete
fatto che per quelle che avete fatto.
Quindi mollate le cime. Allontanatevi dal porto sicuro. Prendete con le vostre vele i venti. Esplorate. Sognate. Scoprite.
(Mark Twain)
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Dove mi sta portando la mia anima? E' possibile conoscere il punto esatto dove finirà il volo di una foglia d'autunno che cade?
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sabato 5 aprile 2014
LA VITA E' BREVE
giovedì 8 agosto 2013
E PARTO
I GIUSTI
I
GIUSTI
(Jorge
Luis Borges Buenos Aires, Argentina 24/8/1899 – Ginevra, Svizzera
14/6/1986)
Un
uomo che coltiva il suo giardino, come voleva Voltaire.
Chi
è contento che sulla terra esista la musica.
Chi
scopre con piacere una etimologia.
Due
impiegati che in un caffè del Sud giocano in silenzio agli scacchi.
Il
ceramista che intuisce un colore e una forma.
Il
tipografo che compone bene questa pagina che forse non gli piace.
Una
donna e un uomo che leggono le terzine finali di un certo canto.
Chi
accarezza un animale addormentato.
Chi
giustifica o vuole giustificare un male che gli hanno fatto.
Chi
è contento che sulla terra ci sia Stevenson.
Chi
preferisce che abbiano ragione gli altri.
Tali
persone, che si ignorano, stanno salvando il mondo.
VIVIAMO INTENSAMENTE
VIVIAMO
INTENSAMENTE...
(di
Gaio Valerio Catullo 84 a.C.-55 a.C.)
Vivamus
mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque
senum seueriorum
omnes
unius aestimemus assis!
soles
occidere et redire possunt:
nobis
cum semel occidit breuis lux,
nox
est perpetua una dormienda.
da
mi basia mille, deinde centum,
dein
mille altera, dein secunda centum,
deinde
usque altera mille, deinde centum.
dein,
cum milia multa fecerimus,
conturbabimus
illa, ne sciamus,
aut
ne quis malus inuidere possit,
cum
tantum sciat esse basiorum.
Viviamo,
mia Lesbia, e amiamo,
e
i rimproveri dei vecchi troppo austeri
tutti
insieme non stimiamoli un soldo.
Il
sole può tramontare e tornare;
ma
noi, quando cade la creve luce della vita,
dobbiamo
dormire una sola interminabile notte.
Dammi
mille baci, poi altri cento,
poi
altri mille, poi ancora altri cento,
poi
di seguito mille, poi di nuovo altri cento.
Poi,
quando ne avremo dati migliaia,
confonderemo
le somme, per non sapere,
e
perché nessun malvagio ci invidi
sapendo
che esiste un dono così grande di baci.
TESTAMENTO
TESTAMENTO
di
Kriton Athanasulis 1916-1979
Non
voglio che tu sia lo zimbello del mondo.
Ti
lascio il sole che lasciò mio padre
a
me. Le stelle brilleranno uguali, e uguali
t’indurranno
le notti a dolce sonno,
il
mare t’empirà di sogni. Ti lascio
il
mio sorriso amareggiato: fanne scialo,
ma
non tradirmi. Il mondo è povero
oggi.
S’è tanto insanguinato questo mondo
ed
è rimasto povero. Diventa ricco tu
guadagnando
l’amore del mondo.
Ti
lascio la mia lotta incompiuta
e
l’arma con la canna arroventata.
Non
l’appendere al muro. Il mondo ne ha bisogno.
Ti
lascio il mio cordoglio. Tanta pena
vinta
nelle battaglie del mio tempo.
E
ricorda. Quest’ordine ti lascio.
Ricordare
vuol dire non morire.
Non
dire mai che sono stato indegno, che
disperazione
mi ha portato avanti e son rimasto
indietro
al di qua della trincea.
Ho
gridato, gridato mille e mille volte no,
ma
soffiava un gran vento, e pioggia, e grandine:
hanno
sepolto la mia voce. Ti lascio
la
mia storia vergata con la mano
d’una
qualche speranza. A te finirla.
Ti
lascio i simulacri degli eroi
con
le mani mozzate,
ragazzi
che non fecero a tempo
ad
assumere austere forme d’uomo,
madri
vestite di bruno, fanciulle violentate.
Ti
lascio la memoria di Belsen e Auschwitz.
Fa
presto a farti grande. Nutri bene
il
tuo gracile cuore con la carne
della
pace del mondo, ragazzo, ragazzo.
Impara
che milioni di fratelli innocenti
svanirono
d’un tratto nelle nevi gelate
in
una tomba comune e spregiata.
Si
chiamano nemici: già! I nemici dell’odio.
Ti
lascio l’indirizzo della tomba
perché
tu vada a leggere l’epigrafe.
Ti
lascio accampamenti
d’una
città con tanti prigionieri,
dicono
sempre si, ma dentro loro mugghia
l’imprigionato
no dell’uomo libero.
Anch’io
sono di quelli che dicono, di fuori,
il
sì della necessità, ma nutro, dentro, il no.
Così
è stato il mio tempo. Gira l’occhio
dolce
al nostro crepuscolo amaro.
Il
pane è fatto di pietra, l’acqua fango,
la
verità un uccello che non canta.
E’
questo che ti lascio. Io conquistai il coraggio
d’essere
fiero. Sforzati di vivere.
Salta
il fosso da solo e fatti libero.
Attendo
nuove. E’ questo che ti lascio.
LA SEDUZIONE
CONTRO
LA SEDUZIONE
Bertolt
Brecht
(Augusta,
Germania 10/2/1898 – Berlino, Germania 14/8/1956)
Non
vi fate sedurre;
non
esiste ritorno.
Il
giorno sta alle porte,
già
è qui vento di notte.
Altro
mattino non verrà.
Non
vi lasciate illudere
che
è poco, la vita.
Bevetela
a grandi sorsi,
non
vi sarà bastata
quando
dovrete perderla.
Non
vi date conforto;
vi
resta poco tempo.
Chi
è disfatto, marcisca.
La
vita è la più grande:
nulla
sarà più vostro.
Non
vi fate sedurre
da
schiavitù e da piaghe.
Che
cosa vi può ancora spaventare?
Morite
con tutte le bestie
e
non c’è niente, dopo.
DEDICATION
Una
dedica a mia moglie
Thomas
Stearns Eliot
Saint
Louis, Usa 26/9/1888 - Londra, Inghilterra 4/1/1965
Premio
Nobel per la letteratura 1948
Che
tiene desti i miei sensi nella veglia,
E
il ritmo che governa il riposo nel sonno,
Il
respiro comune
Di
due che si amano, e i corpi
Profumano
l'uno dell'altro,
Che
pensano uguali pensieri
E
non hanno bisogno di parole
E
si sussurrano uguali parole
Che
non hanno bisogno di significato.
L'irritabile
vento dell'inverno non potrà gelare
Il
rude sole del tropico non potrà mai disseccare le rose
Nel
giardino di rose che è nostro ed è nostro soltanto
Ma
questa dedica è scritta affinché altri la leggano:
Sono
parole private che io ti dedico in pubblico.
giovedì 25 luglio 2013
IL VENTO CHE...
NON
TI PERDERÒ PER SEMPRE
di
Umberto Crocetti
Non
ti perderò per sempre,
avrò
per te, lo sai, un dolore calmo,
un
abbraccio inconsueto, un sogno
mai
concluso.
Non
ti cercherò tra le ombre,
mi
stupirò, semmai, del tuo
silenzio,
quando un’eco smarrita
di
memoria riporterà quel tuo
gioco
di labbra.
Io
resto. Sulle colline il grano già
matura,
ruba luce al tramonto,
chino
il capo, alle mie spalle gocciola
un
respiro.
Mi
volto, quasi a cercare la tua assenza,
vedo
quel vento smuovere le spighe,
spingo
avanti il mio passo e dentro il petto
tintinna
il suono
della
tua cavigliera.uanto a me
ho
le braccia a pezzi
a
furia di abbracciare nuvole.
IL TUO AMORE
NON È IL TUO AMORE CHE VOGLIO
di
Federico García Lorca
Non
è il tuo amore che voglio,
voglio
soltanto saperti vicina
e
che muta e silenziosa
di
tanto in tanto, mi tenda la tua mano.
IO LO CHIAMO CON IL TUO NOME
LA
QUERCIA INCANTATA
di
Catherine Morena Ramos
Non
importa quanto tu sia lontano.
I
legami tra le anime esistono perché creati dal pensiero.
Fili
invisibili che legano ricamando sull’anima
tutto
ciò che gli occhi non possono vedere,
e
lo trasformano in emozione, in gioia, in dolore.
Anche
in ricordo.
In
sorriso o in lacrima.
Avviene
tutto dentro.
Nei
meandri del cuore, nei nascondigli della mente.
E
vivono come tatuaggio sulla pelle dell’anima.
E
arrivano ovunque.
E
toccano l’oltre.
Un
pensiero mi lega a te.
Un
pensiero che gli altri chiamano amore.
Io
invece lo chiamo con il tuo nome.
mercoledì 24 luglio 2013
TIENIMI PER MANO AL TRAMONTO
Tienimi
per mano al tramonto,
quando
la luce del giorno si spegne e l’oscurità fa scivolare il suo
drappo di stelle.
Tienila
stretta quando non riesco a viverlo questo mondo imperfetto.
Tienimi
per mano… portami dove il tempo non esiste.
Tienila
stretta nel difficile vivere.
Tienimi
per mano… nei giorni in cui mi sento disorientata
cantami
la canzone delle stelle, dolce cantilena di voci respirate.
Tienimi
la mano, e stringila forte prima che l’insolente fato possa
portarmi via da te.
Tienimi
per mano e non lasciarmi andare… mai…
Herman
Hesse
mercoledì 26 giugno 2013
DI VOI M'INNAMORAI

Di
voi mi innamorai, e questo amore puro
nell’ alma
mia ancor si potrebbe ridestare;
scordatemi, non
vi inquieterò, lo giuro,
non voglio
niente che vi possa rattristare.
Tacevo, senza
speme, infatuato,
ero geloso, ero
timido e soffrivo,
il mio amore fu
sì tenero e ignorato:
Iddio vi faccia
amare come vi ho amato io.
(Aleksandr
Sergeevic Puškin)
HO FAME DELLA TUA BOCCA
Ho fame della tua bocca, della tua voce, del tuoi capelli
e
vado per le strade senza nutrirmi, silenzioso,
non
mi sostiene il pane, l'alba mi sconvolge,
cerco
il suono liquido dei tuoi piedi nel giorno.
Sono
affamato del tuo riso che scorre,
delle
tue mani color di furioso granaio,
ho
fame della pallida pietra delle tue unghie,
voglio
mangiare la tua pelle come mandorla intatta.
Voglio
mangiare il fulmine bruciato nella tua bellezza,
il
naso sovrano dell'aitante volto,
voglio
mangiare l'ombra fugace delle tue ciglia
e
affamato vado e vengo annusando il crepuscolo,
cercandoti,
cercando il tuo cuore caldo
come
un puma nella solitudine di Quitratúe.
(Pablo
Neruda)
VORREI SEDERMI VICINO A TE
Vorrei sedermi vicino a te in silenzio,
ma
non ne ho il coraggio: temo che
il
mio cuore mi salga alle labbra.
Ecco
perché parlo stupidamente e nascondo
il
mio cuore dietro le parole.
Tratto
crudelmente il mio dolore per paura
che
tu faccia lo stesso.
Il
mio cuscino mi guarda di notte
con
durezza come una pietra tombale;
non
avevo mai immaginato che tanto amaro
fosse
essere solo
e
non essere adagiato nei tuoi capelli.
(Federico
Garcia Lorca)
giovedì 4 aprile 2013
IL TESTAMENTO
Testamento (di Kriton Athanasulis
1916-1979)
Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo.
Ti lascio il sole che lasciò mio padre
a me. Le stelle brilleranno uguali, e uguali
t’indurranno le notti a dolce sonno,
il mare t’empirà di sogni. Ti lascio
il mio sorriso amareggiato: fanne scialo,
ma non tradirmi. Il mondo è povero
oggi. S’è tanto insanguinato questo mondo
ed è rimasto povero. Diventa ricco tu
guadagnando l’amore del mondo.
Ti lascio la mia lotta incompiuta
e l’arma con la canna arroventata.
Non l’appendere al muro. Il mondo ne ha bisogno.
Ti lascio il mio cordoglio. Tanta pena
vinta nelle battaglie del mio tempo.
E ricorda. Quest’ordine ti lascio.
Ricordare vuol dire non morire.
Non dire mai che sono stato indegno, che
disperazione mi ha portato avanti e son rimasto
indietro al di qua della trincea.
Ho gridato, gridato mille e mille volte no,
ma soffiava un gran vento, e pioggia, e grandine:
hanno sepolto la mia voce. Ti lascio
la mia storia vergata con la mano
d’una qualche speranza. A te finirla.
Ti lascio i simulacri degli eroi
con le mani mozzate,
ragazzi che non fecero a tempo
ad assumere austere forme d’uomo,
madri vestite di bruno, fanciulle violentate.
Ti lascio la memoria di Belsen e Auschwitz.
Fa presto a farti grande. Nutri bene
il tuo gracile cuore con la carne
della pace del mondo, ragazzo, ragazzo.
Impara che milioni di fratelli innocenti
svanirono d’un tratto nelle nevi gelate
in una tomba comune e spregiata.
Si chiamano nemici: già! I nemici dell’odio.
Ti lascio l’indirizzo della tomba
perché tu vada a leggere l’epigrafe.
Ti lascio accampamenti
d’una città con tanti prigionieri,
dicono sempre si, ma dentro loro mugghia
l’imprigionato no dell’uomo libero.
Anch’io sono di quelli che dicono, di fuori,
il sì della necessità, ma nutro, dentro, il no.
Così è stato il mio tempo. Gira l’occhio
dolce al nostro crepuscolo amaro.
Il pane è fatto di pietra, l’acqua fango,
la verità un uccello che non canta.
E’ questo che ti lascio. Io conquistai il coraggio
d’essere fiero. Sforzati di vivere.
Salta il fosso da solo e fatti libero.
Attendo nuove. E’ questo che ti lascio.
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