lunedì 8 aprile 2013

IMAGINE


IMAGINE
(John Lennon Liverpool, Inghilterra 9/10/1940 - New York, USA 8/12/1980)


Imagine there's no heaven
It's easy if you try
No hell below us
Above us only sky
Imagine all the people
Living for today...

Imagine there's no countries
It isn't hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will be as one

Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world...

You may say I'm a dreamer
But I'm not the only one
I hope someday you'll join us
And the world will live as one

(1971)

Immagina non ci sia il Paradiso
prova, è facile
Nessun inferno sotto i piedi
Sopra di noi solo il Cielo
Immagina che la gente
viva al presente...

Immagina non ci siano paesi
non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace...

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno

Immagina un mondo senza possessi
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o fame
La fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta le gente
condividere il mondo intero...

Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno




giovedì 4 aprile 2013

IL TESTAMENTO

Testamento (di Kriton Athanasulis 1916-1979)



Non voglio che tu sia lo zimbello del mondo.
Ti lascio il sole che lasciò mio padre
a me. Le stelle brilleranno uguali, e uguali
t’indurranno le notti a dolce sonno,
il mare t’empirà di sogni. Ti lascio
il mio sorriso amareggiato: fanne scialo,
ma non tradirmi. Il mondo è povero
oggi. S’è tanto insanguinato questo mondo
ed è rimasto povero. Diventa ricco tu
guadagnando l’amore del mondo.
Ti lascio la mia lotta incompiuta
e l’arma con la canna arroventata.
Non l’appendere al muro. Il mondo ne ha bisogno.
Ti lascio il mio cordoglio. Tanta pena
vinta nelle battaglie del mio tempo.
E ricorda. Quest’ordine ti lascio.
Ricordare vuol dire non morire.
Non dire mai che sono stato indegno, che
disperazione mi ha portato avanti e son rimasto
indietro al di qua della trincea.
Ho gridato, gridato mille e mille volte no,
ma soffiava un gran vento, e pioggia, e grandine:
hanno sepolto la mia voce. Ti lascio
la mia storia vergata con la mano
d’una qualche speranza. A te finirla.
Ti lascio i simulacri degli eroi
con le mani mozzate,
ragazzi che non fecero a tempo
ad assumere austere forme d’uomo,
madri vestite di bruno, fanciulle violentate.
Ti lascio la memoria di Belsen e Auschwitz.
Fa presto a farti grande. Nutri bene
il tuo gracile cuore con la carne
della pace del mondo, ragazzo, ragazzo.
Impara che milioni di fratelli innocenti
svanirono d’un tratto nelle nevi gelate
in una tomba comune e spregiata.
Si chiamano nemici: già! I nemici dell’odio.
Ti lascio l’indirizzo della tomba
perché tu vada a leggere l’epigrafe.
Ti lascio accampamenti
d’una città con tanti prigionieri,
dicono sempre si, ma dentro loro mugghia
l’imprigionato no dell’uomo libero.
Anch’io sono di quelli che dicono, di fuori,
il sì della necessità, ma nutro, dentro, il no.
Così è stato il mio tempo. Gira l’occhio
dolce al nostro crepuscolo amaro.
Il pane è fatto di pietra, l’acqua fango,
la verità un uccello che non canta.
E’ questo che ti lascio. Io conquistai il coraggio
d’essere fiero. Sforzati di vivere.
Salta il fosso da solo e fatti libero.
Attendo nuove. E’ questo che ti lascio.

domenica 31 marzo 2013

TIEPIDO APRILE


Tiepido aprile di Franco Battiato

 


Attraversi il bosco
tiepido Aprile
consoli da sempre il viandante
pensieri leggeri
si uniscono alle resine dei pini
si fa chiara la mente come nuvola
pensieri leggeri
si uniscono alle luci e ai colori
al silenzio lontano delle nuvole

Entri dentro le case
tiepido Aprile
risvegli all'amore gli amanti
mi affido al vento ai profumi del tempo
agli umori delle stagioni a meridione
pensieri leggeri
si uniscono alle resine dei pini
al silenzio lontano delle nuvole.


martedì 12 febbraio 2013

GUARDA CHE NON SONO IO


Francesco De Gregori - Guarda Che Non Sono Io - The best home videos are here


Guarda che non sono io quello che stai cercando
Quello che conosce il tempo, e che ti spiega il mondo
Quello che ti perdona e ti capisce
Che non ti lascia sola, e che non ti tradisce
Guarda che non sono io quello seduto accanto
Che ti prende la mano e che ti asciuga il pianto
Guarda che non sono io quello che mi somiglia
L'angelo a piedi nudi, o il diavolo in bottiglia
Il vagabondo sul vagone
La pace fra gli ulivi, e la rivoluzione
Guarda che non sono io la mia fotografia
Che non vale niente e che ti porti via
Se credi di conoscermi
Non è un problema mio
E guarda che non sto scherzando
Guarda come sta piovendo
Guarda che ti stai bagnando
Guarda che ti stai sbagliando
Guarda che non sono io

lunedì 11 febbraio 2013

E' LA NOTTE DEI DESIDERI




Vedo gli occhi di una donna che mi ama
E non sento più bisogno di soffrire
Ogni cosa è illuminata
Ogni cosa è nel suo raggio in divenire.

sabato 12 gennaio 2013

TROPPO TEMPO

Troppo Tempo                                           di Laura Pausini ft Ivano Fossati

lunedì 31 dicembre 2012

FEMMINICIDIO


Dare addosso a don Piero Corsi è come chiedere l’abbattimento del pitbull che ha sbranato un bambino: viene d’istinto, d’altronde abbatterlo può essere anche necessario, ma farlo distoglie l’attenzione che andrebbe posta sull’addestramento ricevuto dalla bestia, portando a attenuare o addirittura a trascurare la responsabilità del suo padrone.
Don Piero Corsi si sviluppa in questo brodo di coltura, si forma sui testi che gli hanno dato da leggere in seminario: legge in Tertulliano che la donna è «la porta del diavolo», in Girolamo che sessualmente è «sempre insaziabile», in Agostino che deve essere «serva di suo marito», giù, giù, fino a Pio XI, per il quale «il matrimonio cristiano implica la supremazia del marito sulla moglie», e a Pio XII, per il quale è «Dio stesso [che] ha voluto questa dipendenza delle mogli». Che la donna debba vestire in modo castigato, sennò si fa oggetto di concupiscenza e provoca intenti lascivi, l’ha letto in Paolo, in Giovanni Crisostomo, e ancora in Agostino, in Gregorio Magno e in Bernardino da Siena, giù, giù, fino alla condanna della minigonna di monsignor Lefebvre.
(Tratto da http://uaar-it.tumblr.com)

AUGURIIIIIIIIIIIIII 2013


Health, Hope, Strength & Love should be enough



















MAKE 2013 YOURS

























IL CANTICO DI ATON


IL CANTICO DI ATON
Tratto dal sito
http://www.tanogabo.it/Mitologia/egizia/Cantico_di_Aton.htm”





“O disco solare vivente,
 quanto sei bello,
 grande, splendente.
 I tuoi raggi circondano le terre
 Fino al limite di tutto ciò
 Che hai creato…
 Come sono numerose le tue opere,
 o dio unico,
 a cui nessuno è uguale.
 Hai creato la terra secondo il tuo desiderio
 E gli uomini e il bestiame,
 e tutto ciò che è nel cielo…
 quando riposi la terra è nell’oscurità
 come se fosse morta,
 tutti i leoni escono dalla loro tana
 tutti i serpenti mordono.”.

 Questo è l’inno al dio del sole che il faraone fece incidere su una parete della tomba del padre della propria sposa Nefertiti.

 Ma adesso vediamo cosa recita il salmo 104 della Bibbia:

 “O signore mio dio
 quanto  sei grande!
 Di maestà e di gloria ti rivesti
 Quanto numerose sono le tue opere
 O mio dio,
 le hai fatte tutte con sapienza;
 piena è la terra
 delle tue creazioni…
 tu ordini le tenebre
 ed è notte
 e i giovani leoni ruggiscono
 in cerca di prede.
 Quando spunta il sole
 Si ritirano e si coricano nelle loro tane”.

 Sembra evidente come l’autore del salmo biblico, assai posteriore al XIV sec. A.C. (di trecento anni circa) conoscesse l’inno di Akenaton.








lunedì 17 dicembre 2012

MIGUEL HERNANDEZ



    NON VOGLIO ALTRA LUCE CHE IL                              TUO CORPO DAVANTI IL MIO


MAD MEN - COS'E' L'AMORE

RACCONTI BONSAI


RACCONTI BONSAI di Germana Fabiano


Racconti in miniatura ma , come i bonsai, perfettamente compiuti. Personaggi sempre diversi, sorpresi in frammenti che racchiudono storie, in storie che racchiudono ognuna un inganno perchè niente, in fondo, è mai come appare. Ogni racconto è un gioco del lettore contro il tempo che serve ad arrivare alla fine, una piccola sfida che ci dimostra quanto sia possibile riempire di magia la vita semplicemente cambiando prospettiva.

SERA DI FESTA  di Germana Fabiano

Le due donne stavano in cucina e tentavano di mettere insieme una cena, con poco successo.
- Tuo padre è sempre il solito, gli dico di uscire a prendere l’acqua e mi torna a casa con un sacco di estranei a cui dare da mangiare, ma chi li ha invitati questi qui! – sbottò la madre a un tratto.
- Shh, possono sentirti – disse la figlia, mentre metteva a scaldare il pane nel forno.
- Sì, quelli! Quelli pensano solo a bere e a discutere e tu cerca piuttosto di non origliare, le loro chiacchiere non ti devono interessare.
- Sono in tanti, mamma, servirà altro vino – disse la ragazza. Aveva sedici anni, le forme piene e folti capelli scuri. Si indovinava, guardando la madre, come sarebbe diventata con gli anni. Per tutta la sera aveva cercato di blandire la madre e di capire cosa dicessero a tavola questi ospiti inattesi, ma non era facile perché ad occuparsi della cena c’erano solo due che andavano e venivano dalla cucina; papà era corso dai vicini a chiedere verdura e altro vino. Ma nell’andirivieni tra la cucina e la sale da pranzo la ragazza tendeva l’orecchio, curiosa, e cercava di attirare l’attenzione del più giovane degli ospiti. Lui l’aveva ringraziata quando aveva portato il vino in tavola e le aveva anche sorriso. Magari sarebbe riuscita a capire dove sarebbe andato il giorno dopo, o dove abitava. Forse avrebbe potuto ricederlo…
- Meno male che la casa l’avevamo già pulita…ma dico io, giusto nei giorni di festa quando la gente vuole stare tranquilla…e dove la trovo io altra verdura…speriamo che tuo padre si ricordi di passare da Maria, che ne ha sempre di più. – La mamma blaterava senza sosta e lei non riusciva a sentire nulla di ciò che dicevano nella stanza accanto.
- Togli tu il pane dal forno, mamma. Io gli porto altro vino – propose. Prese una brocca e tornò in sala da pranzo. Gli ospiti stavano ascoltando affascinati quello di loro che sedeva al centro della tavolata e sembrava avere chissà quali segreti. Ogni volta che lei si avvicinava, lui smetteva di parlare e gli altri la guardavano un po’ infastiditi, come se avesse interrotto meravigliosi racconti riservati unicamente a loro.
“Però il vino lo volete” pensò lei indispettita, e posò la brocca sul tavolo con un gesto aggraziato e un sorriso ipocrita. Mentre tornava in cucina, quello seduto in centro riprese a parlare con il tono di uno caduto in trance. Lei colse al volo qualche parola, qualcosa a proposito del fatto che non avrebbe mai più bevuto.
 “Un altro che non regge il vino, esagera e poi straparla” pensò la ragazza rientrando in cucina mentre la mamma ne usciva col pane caldo. Riempì un’altra brocca con il poco vino rimasto.
- Se tuo padre non torna subito non so proprio che dargli a questa gente! Ma in che situazioni mi mette! – borbottò la mamma rientrando in cucina. Poi le due si sedettero a sbocconcellare pane e verdura, in silenzio. A un tratto, dalla stanza accanto, si udirono voci concitate, rumore di sedie smosse, i passi di qualcuno che correva e usciva in strada. Dalla finestra, la ragazza notò una figura massiccia che fuggiva via.
- Strana gente, forestieri! – commentò la mamma scuotendo la testa. Sentirono chiamare e andarono in sala da pranzo. Gli ospiti stavano andando via di fretta, dovevano aver litigato di brutto perché sulla faccia di tutti loro c’era la medesima aria di disfatta. Le ringraziarono per l’ospitalità e sparirono senza troppi convenevoli, così come erano arrivati. La ragazza ci restò male, perché il bel tipo che aveva adocchiato non le disse neanche arrivederci.
- Meglio così – sibilò la madre. – Comincia a sparecchiare, tu! – La ragazza obbedì, ripulì il tavolo e raccolse le coppe ormai vuote, quelle di legno intagliato dove il vino si assaporava meglio.
- Si sono portati via una coppa.




sabato 3 novembre 2012

THANK YOU di Alanis Morissette


How 'bout getting off these antibiotics

How 'bout stopping eating when I'm full up
How 'bout them transparent dangling carrots
How 'bout that ever elusive kudos
Thank you India
Thank you terror
Thank you disillusionment
Thank you frailty
Thank you consequence
Thank you thank you silence
How 'bout me not blaming you for everything
How 'bout me enjoying the moment for once
How 'bout how good it feels to finally forgive you
How 'bout taking you upon your support

Thank you India
Thank you terror
Thank you disillusionment
Thank you frailty
Thank you consequence
Thank you thank you silence

The moment I let go of it was the moment
I got more than I could handle
The moment I jumped off of it
Was the moment I touched down

How 'bout professing just how much you love me
How 'bout taking him up on a back-massage
How 'bout unabashedly bawling your eyes out
How 'bout grieving it all one at a time

Thank you India
Thank you terror
Thank you disillusionment
Thank you frailty
Thank you consequence
Thank you thank you silence

How 'bout no longer being masochistic
How 'bout remembering your divinity
How 'bout reflecting each-other in our last splendor
How 'bout not equating death with stopping

Thank you India
Thank you clarity
Thank you disillusionment
Thank you nothingness
Thank you consequence
Thank you thank you silence

venerdì 19 ottobre 2012

MISSIVA D'AMORE di Arisa



Amore amore amore amore amore amore
  Cercami trovami fammi sentire il tuo odore
Ma rendimi libera dall’idea che io stessa ho di te
   Salvami io voglio esistere anche per me

IO SONO UN UOMO LIBERO


IO SONO UN UOMO LIBERO
   nè destra nè sinistra
    sogno ancora credendo di pensare
     sogno ancora coi gomiti affacciato
  alla finestra ...

martedì 16 ottobre 2012

TIME-LAPSE



La fotografia time-lapse (dall'inglese 'time': "tempo" e 'lapse': "intervallo", quindi fotografia ad intervallo di tempo), o semplicemente time-lapse, è una tecnica cinematografica nella quale la frequenza di cattura di ogni fotogramma è molto inferiore a quella di riproduzione. A causa di questa discrepanza, la proiezione con un frame rate standard di 24 fps fa sì che il tempo, nel filmato, sembri scorrere più velocemente del normale.

  


Un filmato time-lapse può essere ottenuto processando una serie di fotografie scattate in sequenza e opportunamente montate. Filmati di livello professionale, vengono prodotti con l'ausilio di videocamere e fotocamere provviste di intervallometri ovvero di dispositivi di regolazione, del frame rate di cattura o della frequenza degli scatti fotografici, su uno specifico intervallo temporale; alcuni intervallometri sono connessi al sistema di controllo del movimento della telecamera in modo da ottenere effetti di movimento, quali panning e carrellate, coordinati a differenti frame rate.

Il time-lapse trova un largo impiego nel campo dei documentari naturalistici. Mediante questa tecnica cinematografica, è infatti possibile documentare eventi non visibili ad occhio nudo o la cui evoluzione nel tempo è poco percettibile dall'occhio umano, come il movimento apparente del sole e delle stelle sulla volta celeste, il trascorrere delle stagioni, il movimento delle nuvole o lo sbocciare di un fiore.

La fotografia time-lapse è considerata una tecnica opposta alla fotografia ad alta velocità e non deve essere confusa con l'animazione a passo uno. Un esponente di rilievo nel campo del time-lapse è il regista e direttore della fotografia statunitense Ron Fricke che ha utilizzato questa tecnica nel cortometraggio IMAX Chronos e nel film Baraka, entrambi del 1992.

lunedì 15 ottobre 2012

RIVIVERE


TI VORREI RIVIVERE
di Eros Ramazzotti


   

         Certo che riveDerti ancora adesso
                               quAlche brivido mi da,
                                ceRto che non è più Lo stesso,
                     e tu puoI non credermi
 ma non ti ho scordAta mai, davvero.


sabato 13 ottobre 2012

TI PENSO E CAMBIA IL MONDO

               TI PENSO E CAMBIA IL MONDO
                                                    di Adriano Celentano



                                    Ti penso e cambia i L mondo
                                                          le voci int O rno a me
                     cambia il mondo vedo olt R e
                                                quel ch E c’è
             vivo e affondo e l’inverno è su D i me
                                                     Ma so che c A mbia
                                                                      il mo N do
                                                                           se  A l mondo sto con te

lunedì 8 ottobre 2012

CARLOTTA BRUCCO


Meditazione. Il Segreto dell'Essenza.

     

Il lavoro per servire la vita